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LA CAPPELLA DI SAN PAOLO |
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La Cappella di San Paolo, dove si inumavano i defunti della zona alta di Casale, viene
solitamente definita come "vetere sacello Sancti Pauli" nel liber mortuorum
della Parrocchia di San Giovanni e Paolo, sorta sotto tale titolo intorno al
1600. La costruzione di questa
chiesa, che ingloba nelle sue mura reperti di epoca romana, deve risalire ad
un'epoca di gran lunga anteriore alla fine del 1700, data in cui il rector curatus
comincia a tenere l'elenco dei defunti.
Avvalorano tale ipotesi scoperte di resti del periodo romano in una
vasta area, al cui centro si trova la cappella: ville rustiche, acquedotti,
strade attestano la frequentazione di questa zona già in epoca remota. Quasi sicuramente in uno
dei suoi viaggi verso l'Urbe l'Apostolo Paolo, forse
nel '61 dopo Cristo, al tempo dello sbarco a Pozzuoli, visitò questi luoghi e
ne catechizzò i residenti. Al tempo
del suo passaggio nel posto dove ora insiste la
cappella sorgeva un'ara dedicata ad un Dio pagano. Al suo arrivo come l'antica religione viene sostituita dalla nuova così al Dio pagano subentra
il culto di Paolo. Nel Medio Evo, quando
l'incertezza del vivere diventa una costante esistenziale e l'uomo si
considera viator unius
diei praetereuntis,
fiducioso in una vita oltre-mondana che lo ripaghi della miseria del
presente, questo luogo carico di fascino e di memorie diventa rifugio per un
intimo e quotidiano col santo. L'esistenza di questa
chiesa è attestata anche nelle Rationes Decimarum Campaniae del
1308 e 1326, in cui è riportato che il Procurator
Domini Bartolomeo di Capua paga per questa
Chiesa e per altre esistenti in quel tempo nella zona la somma di tarì dieci. Con il crescere della popolazione la struttura preesistente dovette risultare
inadeguata e, come al centro del paese la vecchia chiesa di San Giovanni fu
portata dall'originaria navata di destra alle tre attuali, così l'antico
sacello di San Paolo fu ampliato e ricostruito nell'attuale dimensione dai Casalesi, memori dell'antica e pia tradizione della
presenza del Santo vegliardo su questa collina. Gaetano Ruosi |