Casale: ARTE SACRA
di Gaetano
Ruosi
I primi
abitanti di Casale si possono ravvisare in alcune comunità agricole, che
attratte dalla feracità del suolo, si insediarono in epoca remota in vari siti della
zona costituendone i primi nuclei, che, aumentati per successive aggregazioni,
hanno dato origine a Casale. Le prime manifestazioni di queste comunità sono
connesse con il culto religioso che doveva essere particolarmente vivo, se
ancora oggi, esistono tante testimonianze della loro fede.
La Chiesa
principale di Casale, edificata intorno al 1600, probabilmente su una più
antica e di minore dimensione, è di stile barocco. E' costituita da tre navate.
Sulla navata laterale di destra si aprono delle cappelle gentilizie. Come
risulta dal libro Mortuorum della parrocchia la cripta sottostante fu adibita a
cimitero, la parte adiacente all'altare principale era riservata al clero,
mentre il resto era per il popolo. Sull'altare maggiore esiste un affresco di notevole
fattura, rappresentante una crocifissione; nella navata di destra nei pressi
dell'altare di S. Paolo si notano due affreschi di cui uno sovrapposto
all'altro. Di pregevolissima fattura sono le porte e un pulpito opera di un
abilissimo artigiano locale (Giuseppe D'Angelo su disegni del prof. Luigi
Pietroluongo). Bellissima, è anche una nicchia, lignea, opera più antica.
Oggetto di
grande e particolare venerazione è una chiesetta, ubicata a nord del paese
lungo un torrente che, nel corso del tempo, ha scavato il suo letto nella
parete di tufo grigiastro della collina. Nella sua struttura si possono
ravvisare due elementi architettonici di epoca diversa. L'abside di epoca molto
antica è caratterizzata da un arco databile intorno al 1450, che risente fortemente
dell'influsso dell'arte catalana. La parte antistante invece di epoca molto
recente, almeno per quanto riguarda la parte sinistra, ristrutturata come
attesta la lapide posta sulla facciata. Sull'altare, affrescata sulla pietra di
duro tufo locale, si trova la veneratissima
immagine di Santa Maria dei Pisciarelli, che è un affresco antichissimo,
che risente, a mio avviso di influenza di scuola bizantina già presente nelle
chiese rupestri di Calvi Risorta. A destra vicino all'altare sono presenti due affreschi
sovrapposti caratterizzati da elementi stilizzati di anonimo. Sulla parete
destra, per chi entra, anch'essa molto antica, in una nicchia c'è un affresco
scolorito dal tempo di notevoli dimensioni, risalente ad epoca rinascimentale.
Nella parte sottostante, graffita nell'intonaco, c'è la data 1528.
A fianco di
questa chiesetta si trova l'antico cimitero che era caratterizzato da una
camera molto vasta e da due ambienti molto ben tenuti riservati alle
confraternite religiose del tempo. Anche quest'antico cimitero, risalente come
attesta la pietra tombale al 1798, è la risultante di un'antica abitudine di
seppellire i morti in un luogo quasi vicino, lungo un antico sentiero fra i
campi che può ravvisarsi attualmente nell'asse della strada che da Casale porta
a Cappelle.
Verso la fine
del XVI secolo e su esortazione dei vescovi Vitellio e De Rubris fu abbandonata
l'antica cappella di S. Paolo e si costruì la chiesa parrocchiale di S. Ianni,
ad unica navata come risulta dal cornicione esistente nella torre campanaria in
pietra viva, poi in seguito il parroco don Giovambattista Caiazzo la fece
ampliare e fu dedicata in onore dei Santi Giovanni e Paolo e fu provveduta di
una confraternita eretta sotto il titolo della Vergine del Rosario confermata
con regio assenso nel 18l7. A conferma di quanto sopra nel libro Mortuorum
della parrocchia il Sacellum divi Pauli è sempre accompagnato dall'aggettivo
"vetus" ad indicare la vetustà della costruzione. Da odierne ricerche
sembra che questa chiesetta insista su un'antica fabbrica romana come si evince
dalle due pietre angolari ed e analoga a costruzioni esistenti nella zona in
località: "Isola", "Murrecene" e "Forum Claudii".
Tale ipotesi è. altresì, avvalorata dall'esistenza, nei pressi di una strada
romana costruita con ogni probabilità al tempo della II guerra sannitica
(326-304 aC.) e chiamata "deverticulum Adriani", perché fatta
ricostruire dall'omonimo imperatore.
Una menzione
meritano le altre chiesette fatte edificare in epoca diversa, ma attestanti
comunque una fede fattiva e 1aboriosa.
Dal seicento in
poi, Casale è sede estiva di vescovi e alti prelati in aggiunta ai vari parroci
già residenti per tutto l'anno nella zona. Così si spiegano le numerose
cappelle e chiesette esistenti. Inoltre, in questo periodo, in seguito alla
reviviscenza del culto religioso ad opera della predicazione infiammata dei
gesuiti, anima e mente del Concilio Tridentino e soprattutto dell'esuberante e
raffinata oratoria del Lainez, braccio destro di Ignazio de Loyola, fondatore
dei Gesuiti, dovette verificarsi a Napoli e anche nelle zone circonvicine, e,
quindi anche a Casale una ripresa del culto religioso. Questo culto dovette
essere particolarmente sentito in maniera fervente nei riguardi di Maria, in
quanto nel suddetto Concilio un altro prelato spagnolo il Salmenon aveva
tentato di far promulgare il dogma dell'immacolata Concezione di Maria. Ciò
spiega il sorgere, nella zona, di questo culto alla venerazione di Maria e il
nascere di tante chiese, non solo a Casale ma in tutta la zona, dedicate a
Maria. I fautori di questa venerazione dovettero essere, appunto, questi
religiosi che, durante l'estate vivevano a Casale e che avevano recepito il
messaggio spirituale lanciato dalle figure più eminenti della Compagnia di
Gesù.
Da testimonianze
e da ricordi nonchè dagli stemmi apposti nella pietra di volta degli archi di
alcune fabbriche di Casale dovettero essere almeno quattro i vescovi che, a
vario titolo, soggiornarono per vari periodi a Casale. In particolare, alla
fine del 1700, l'attuale casa parrocchiale era abitata dal vescovo Gaetano Lo
Muscio com'è riportato dal Liber Renatorum esistente in parrocchia e
l'attuale "Piazzetta" non era altro che il giardino vescovile.
Da quanto sopra
penso che si possano far derivare le costruzioni delle chiese S. Maria delle
Grazie a Cappelle e la piccola chiesetta di S. Maria in tenimento Casale poco
lontano da Cappelle. Un discorso particolare merita la cappella di S. Pasquale
che doveva essere il luogo di raccolta e di preghiera di una comunità monastica
ubicata nella casa Ullucci e confinante con la casa del reverendo Giovanni
Anfora, che fu il "rector curatus" di Casale. Le chiesette di S.
Antonio Abate e di S. Lucia non sono che le reliquie di un culto che si
espletava non solo sul piano prettamente spirituale ma anche tendeva a lasciare
ai posteri un esempio della propria fiducia nella divinità.
(tratto da Stazione di Servizio n° 0 - febbraio-aprile 2000)