L’AZIENDA AGRICOLA “
Presentazione di Luigi Taffuri
In
tempi in cui è alta la disoccupazione giovanile specialmente nel Sud d’Italia, non
si può non salutare con estremo piacere e con sincero auspicio di successo,
l’ingresso nel mondo dell’impresa agricola di un giovane appena ventenne. Il
suo nome è Giovanni Anfora che dal 28 giugno
Egli,a sua volta,ha ricevuto l’input da suo padre,il quale quando era ancora in perfetta efficienza fisica aveva trasmesso a Franco, allora giovane studente di ragioneria, la passione e le informazioni più idonee ad aver cura della vigna al fine di garantirsi l’optimum della produzione.
La vigna si trova a circa un chilometro a Nordovest dal rione Vignai che rappresenta il rione più antico di Casale insieme a quello di S.Nicola nella parte opposta e bassa del paese. Fino all’immediato dopoguerra le colline a monte del paese erano costellate di numerose e rigogliose vigne che fornivano vini abbondanti e di alto livello qualitativo e perciò con il termine “vignari” si soleva indicare tutta la zona e il nome è rimasto nella toponomastica.

Franco, per stimolare
maggiormente l’innata passione del figlio per la campagna e nella fattispecie
per le uve,gli ha anche spiegato che ai tempi della
conquista romana e per diversi secoli successivi, in tutta la zona collinare e
verosimilmente anche nel loro appezzamento, i nostri avi producevano il famoso Gaurano. Quel
vitigno in seguito, al pari del Falerno,conobbe anch’esso l’oblio del tempo sulla scia della crisi
economica e finanziaria dell’Impero Romano, ma in tempi recenti è ricomparso ed ha attecchito insieme al Falerno nella
zona di Mondragone, dopo una felice selezione di uve
del vitigno Primitivo. A Casale è invece prevalso il Falerno tanto decantato dagli
scrittori e poeti romani a partire da Orazio e Virgilio.
E’ ad esso che Giovanni, coadiuvato dal padre, ha
rivolto la sua attenzione e le sue cure nell’azienda
Piano
piano,aiutati anche dal secondogenito Vito e talvolta
perfino dal più piccolo dei figli Daniele,come in una gara familiare e ad economia,il
piccolo casolare rustico è stato restaurato.
E’ stato rifatto il tetto, ripristinato il forno e perfino il pozzo per il rifornimento idrico utile per l’irrigazione e al piano superiore è stato rifatto anche il terrazzo con la balaustra in ferro.
Davanti
al casolare ci sono decine di filari di vitigni perfettamente e parallelamente
allineati su una superficie di circa un ettaro e mezzo,per
complessive 3550 piante i cui tralci si distendono da un palo all’altro in geometrica
precisione. Frequenti sono i sopralluoghi di Franco e Giovanni che seguono con amore
la vigna,pronti ad intervenire ad ogni piccola
variazione che possa far temere per l’esito del prodotto, il quale però è
sempre di qualità eccezionale perché la fertilità del terreno è unica, in
quanto quelle terre beneficiano della vicinanza del vulcano spe
nto di Roccamonfina che cinquantamila
anni fa nel corso di un’eruzione apocalittica rovesciò tutt’intorno dalle viscere
della terra migliaia di tonnellate di sostanze minerali,quali potassio e fosforo,preziosissimi
per far inturgidire gli acini sia dell’Aglianico che
del Piedirosso
dal raspo rosso: da questi due vitigni si ricavano le uve che
opportunamente mescolate sono alla base del Falerno e quando arriva il tempo
della vendemmia si respira nell’aria un profumo intenso che fa pregustare la tavola
imbandita con carni arrosto,formaggi piccanti,ecc.
A ottobre, padre e figlio partecipano alla “Festa della
Vendemmia”, gestiscono il loro stand con qualche centinaio di bottiglie che
vanno a ruba, ma col tempo forse Giovanni procederà a un nuovo acquisto di
terra, potrà piantare altri vitigni e in tal modo contribuirà a far rivivere
l’antica tradizione del Falerno,glorioso e affascinante vino degli antichi
Romani dal colore rosso rubino e dal profumo intenso che dal
Questo vino insieme agli altri
prodotti agricoli dell’Agro Falerno era sempre stato il motore e l’anima del
commercio dell’intera zona. Basti pensare che a Calvi (Caleno),Teano(Tiano) e Sessa(Suesano) si battevano apposite monete raffiguranti una
divinità sul dritto e un galletto e la stella sul rovescio,comuni a tutti e tre
i paesi,per evidenti interessi commerciali. La moneta infatti
subentrava al semplice baratto rendendo possibile,agevolando e moltiplicando
gli scambi commerciali. A Calvi inoltre si fabbricavano le anfore che acquistate dai viticoltori dell’epoca e riempite di vino o
olio,raggiungevano Sinuessa transitando per
Il nostro giovane imprenditore
potrà continuare perciò orgogliosamente a scrivere sulle sue bottiglie “Azienda
Agricola